PER NON DIMENTICARE

 

Deportati-1915

Deportazioni 1915 – foto di Armin Theophil Wegner

 

Vi chiederete il perché di questo articolo, come tutti sanno, il giorno della memoria è il 27 gennaio. Ma oggi non voglio parlarvi dell’Olocausto, ma di qualcosa successo prima, nel 1915. Forse pochi lo sanno, ma oggi, 24 aprile, è per gli armeni il giorno della memoria, il giorno in cui si ricorda l’inizio del genocidio che portò alla morte di un milione e mezzo di persone, un genocidio dimenticato da tutti e negato da molti. Con le mie parole non riesco a riportarvi a un secolo fa, a quel che è stato, ma allego la testimonianza di un giovane sottotenente tedesco, Armin Theophil Wegner, che, nonostante il divieto,scattò centina di foto nei campi di raccolta dei deportati armeni e continuò con determinazione un’azione di denuncia. Questa è la lettera da lui mandata al presidente americano Wilson:

«A nessun popolo della Terra è mai toccata un’ingiustizia quale quella toccata agli armeni. Quando il governo turco nella primavera del 1915 passò all’esecuzione del suo inconcepibile piano di sterminio ed eliminazione di due milioni di armeni dalla faccia della Terra, le mani dei loro fratelli europei di Francia, Inghilterra e Germania erano bagnate dal sangue che essi avevano versato a fiumi, e nessuno aveva impedito ai truci dittatori della Turchia di portare a termine le loro atroci torture (…). Così hanno cacciato un popolo intero, uomini, donne, vecchi, bambini, madri in attesa, lattanti, nel deserto arabico con l’unico obiettivo di farli morire di fame. I loro uomini sono stati massacrati in massa, gettati nei fiumi incatenati e legati gli uni agli altri con corde e catene, fatti rotolare giù dalle montagne con le membra legate, le loro donne e i bambini venduti sui pubblici mercati, vecchi e ragazzi spinti a bastonate mortali sulle strade ai lavori forzati. Non contenti di essersi così sporcate le mani per sempre con questi delitti, si continuò a dare la caccia a questo popolo, privato dei suoi capi e dei suoi portavoce, cacciandolo dalle città a ogni ora del giorno e della notte. Gli armeni furono strappati mezzi nudi dai letti, i villaggi furono bruciati, le case saccheggiate, le chiese distrutte o trasformate in moschee, il bestiame rubato; si tolse loro l’asino e il carro, si strappò il pane dalle mani, i bambini dalle braccia, l’oro dai capelli e dalla bocca».

«Funzionari, ufficiali, soldati e pastori, gareggiando nel loro selvaggio delirio di sangue, trascinavano fuori dalle scuole ragazze orfane per il loro bestiale piacere, picchiavano con randelli donne incinte o morenti fino a che cadevano sulla strada e morivano e la polvere sotto di loro si trasformava in melma sanguinolenta. Viaggiatori che percorrevano quelle strade distoglievano gli occhi terrorizzati da queste colonne di deportati sottoposti a diaboliche atrocità, per poi trovare, nelle locande dove alloggiavano, neonati nel letame dei cortili e vie ricoperte di mani mozzate di ragazzi che avevano osato alzarle implorando pietà dai loro aguzzini».

«Morirono tutte le morti della terra, le morti di tutti i secoli. Ho visto persone impazzite che mangiavano i propri escrementi, donne che cuocevano il corpo dei loro bambini appena nati, ragazze che sezionavano il corpo ancora caldo delle loro madri per cercare nell’intestino dei morti l’oro ingoiato per timore dei rapaci gendarmi. Molti giacevano in caravanserragli diroccati in mezzo a mucchi di cadaveri semiputrefatti, indifferenti e aspettavano la morte».

M.

Pubblicità

Un pensiero su “PER NON DIMENTICARE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...