UN NUOVO INIZIO

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Ogni nuovo inizio porta con sé tante emozioni: gioia, rabbia, euforia, tristezza… è un momento, un giorno, un periodo che comincia e che è completamente diverso da tutto ciò che c’è stato in precedenza. Il nuovo inizio è un mistero: non si sa bene cosa ci aspetterà e come andranno le cose. E’ davvero un punto interrogativo. Che ne sarà delle vecchie amicizie? Come cambierà la mia vita? Fino a qualche mese fa ero una liceale, ho scelto di proseguire con gli studi, ho preso una strada e, come già aveva affermato Kierkegaard, fare una scelta comporta nullificare tutte le altre.  “Quel singolo” diceva che l’uomo è caratterizzato dall’irresolutezza, dall’incapacità di decidersi e dall’angoscia che questo comporta. Credo proprio che avesse ragione. Il problema è che non possiamo non scegliere, di conseguenza in qualche modo dobbiamo muoverci e rischiare. Il rischio fa parte del gioco. Il dubbio rimane sempre, dobbiamo conviverci, non sapremo mai come sarebbe andata se avessimo scelto diversamente.

M.

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PER NON DIMENTICARE

 

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Deportazioni 1915 – foto di Armin Theophil Wegner

 

Vi chiederete il perché di questo articolo, come tutti sanno, il giorno della memoria è il 27 gennaio. Ma oggi non voglio parlarvi dell’Olocausto, ma di qualcosa successo prima, nel 1915. Forse pochi lo sanno, ma oggi, 24 aprile, è per gli armeni il giorno della memoria, il giorno in cui si ricorda l’inizio del genocidio che portò alla morte di un milione e mezzo di persone, un genocidio dimenticato da tutti e negato da molti. Con le mie parole non riesco a riportarvi a un secolo fa, a quel che è stato, ma allego la testimonianza di un giovane sottotenente tedesco, Armin Theophil Wegner, che, nonostante il divieto,scattò centina di foto nei campi di raccolta dei deportati armeni e continuò con determinazione un’azione di denuncia. Questa è la lettera da lui mandata al presidente americano Wilson:

«A nessun popolo della Terra è mai toccata un’ingiustizia quale quella toccata agli armeni. Quando il governo turco nella primavera del 1915 passò all’esecuzione del suo inconcepibile piano di sterminio ed eliminazione di due milioni di armeni dalla faccia della Terra, le mani dei loro fratelli europei di Francia, Inghilterra e Germania erano bagnate dal sangue che essi avevano versato a fiumi, e nessuno aveva impedito ai truci dittatori della Turchia di portare a termine le loro atroci torture (…). Così hanno cacciato un popolo intero, uomini, donne, vecchi, bambini, madri in attesa, lattanti, nel deserto arabico con l’unico obiettivo di farli morire di fame. I loro uomini sono stati massacrati in massa, gettati nei fiumi incatenati e legati gli uni agli altri con corde e catene, fatti rotolare giù dalle montagne con le membra legate, le loro donne e i bambini venduti sui pubblici mercati, vecchi e ragazzi spinti a bastonate mortali sulle strade ai lavori forzati. Non contenti di essersi così sporcate le mani per sempre con questi delitti, si continuò a dare la caccia a questo popolo, privato dei suoi capi e dei suoi portavoce, cacciandolo dalle città a ogni ora del giorno e della notte. Gli armeni furono strappati mezzi nudi dai letti, i villaggi furono bruciati, le case saccheggiate, le chiese distrutte o trasformate in moschee, il bestiame rubato; si tolse loro l’asino e il carro, si strappò il pane dalle mani, i bambini dalle braccia, l’oro dai capelli e dalla bocca».

«Funzionari, ufficiali, soldati e pastori, gareggiando nel loro selvaggio delirio di sangue, trascinavano fuori dalle scuole ragazze orfane per il loro bestiale piacere, picchiavano con randelli donne incinte o morenti fino a che cadevano sulla strada e morivano e la polvere sotto di loro si trasformava in melma sanguinolenta. Viaggiatori che percorrevano quelle strade distoglievano gli occhi terrorizzati da queste colonne di deportati sottoposti a diaboliche atrocità, per poi trovare, nelle locande dove alloggiavano, neonati nel letame dei cortili e vie ricoperte di mani mozzate di ragazzi che avevano osato alzarle implorando pietà dai loro aguzzini».

«Morirono tutte le morti della terra, le morti di tutti i secoli. Ho visto persone impazzite che mangiavano i propri escrementi, donne che cuocevano il corpo dei loro bambini appena nati, ragazze che sezionavano il corpo ancora caldo delle loro madri per cercare nell’intestino dei morti l’oro ingoiato per timore dei rapaci gendarmi. Molti giacevano in caravanserragli diroccati in mezzo a mucchi di cadaveri semiputrefatti, indifferenti e aspettavano la morte».

M.

DIVERSA

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E correva, correva e non si fermava, correva come Forrest Gump, spinta solamente dalla forza del suo animo, senza un apparente motivo. Scoprì solamente un po’ di tempo dopo perché fuggiva la società, lei era diversa. Aveva sempre percepito che qualcosa in lei non andava, ma poi si era resa conto che in realtà erano gli altri quelli che erano diversi e al contempo uguali. Erano delle persone senza alcuna identità, tutti vestiti uguali, stesso taglio, stessa stupida mentalità, vivevano ma senza vivere. E la colpa era del sistema che schiacciava gli individui, che li uniformava come se avesse a disposizione la più grande fotocopiatrice mai inventata. E la cosa assurda è che aveva a portata di mano quella fotocopiatrice, la scuola. Al sistema non interessava formare persone, critici, osservatori, uomini saggi, al sistema importava solamente continuare il suo ciclo e la scuola era il miglior strumento per perseverare nel suo intento. Coloro che potevano cambiare quel sistema non lo facevano perché non volevano, a loro andava bene così: a cambiare le cose sono capaci pochi, i molti si accontentano di mantenerle nello stato in cui le trovano oppure, cosa ancor più grave, le peggiorano.

M.

L’IMPORTANZA DI UN’AMICA

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Che cos’è un’amica? Per me è tutto. E’ la persona che ti consiglia, ti sostiene, ti aiuta, qualche volta ti prende in giro, altre volte ti loda. Posso contare le mie amicizie sulle dita di una mano, sono davvero poche, ma valgono tanto. Non so cosa farei senza di loro, probabilmente avrei lasciato scorrere il tempo, forse avrei stravolto la mia vita, non lo so, sicuramente avrei affrontato le cose diversamente. Invece ci sono loro e voglio ringraziarle perché con loro sono cresciuta, ho capito molte cose della realtà, ho capito come sono alcune persone e che si può ridere anche nelle situazioni peggiori . Ho capito che non bisogna prendersela troppo, che devi stringere i pugni, ho capito che puoi avere un’alleata, che puoi affrontare l’amarezza e la gioia delle situazioni con accanto qualcuno, che comunque andrà loro mi sosterranno e ci saranno per me come io ci sarò per loro. Cosa c’è di più bello di questo?

Grazie di cuore per tutto.

-M.

MA E’ VERAMENTE FELICITA’?

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In questo primo mese di scuola abbiamo parlato di un autore che tutti, chi più chi meno, conoscono. Sto parlando di Giacomo Leopardi.                                                                                       Oggi ho avuto l’occasione di partecipare a una conferenza con un importante storico italiano che, tra le varie cose, ha accennato al fatto che l’uomo dell’occidente non è felice, e, se dice di esserlo, è ingenuo e non si rende conto della sua reale condizione. Tutto ciò mi ha fatto pensare a Leopardi, che di infelicità ne ha parlato molto, ma l’ha anche vissuta sulla sua pelle. Secondo Leopardi l’uomo non può e non potrà mai essere felice. Non credo avesse tutti i torti. L’umo occidentale vive la sua vita accumulando denaro, lavora e lavora e spende quello che guadagna solamente per avere una macchina in più, per avere la casa tanto desiderata e via dicendo. E quando finalmente ha tutto quello che vuole vive una sorta di felicità momentanea, un po’ come il bambino che desidera tanto un gioco e dopo averci giocato qualche giorno lo mette nell’angolo insieme a tutti gli altri. Sono veramente queste le cose che contano? Forse quando tutta questa tecnologia non c’era, quando ci si accontentava di poco si era più felici, ora la felicità è diventata solamente un qualcosa di illusorio.Penso che la felicità sia lontana dal nostro mondo industrializzato e si possa trovare solamente tra le persone più povere, che sorridono per così poco e non hanno nulla.

-M.

E finalmente tornò a perdersi nell’infinito

Ballava. Ballava spensierata, ballava all’infinito, ballava con se stessa. Era solo da guardare, come le opere d’arte che lasciano senza fiato, in uno stato di profonda meraviglia. Non era da toccare, ancor meno da fermare, era solo permesso osservare i suoi armoniosi movimenti, i suoi passi, la sinuosità. Ballava scalza, con una stoffa scura che le contornava i fianchi.  Il vestito si muoveva insieme a lei, mi perdevo tra le pieghe della gonna che cambiavano direzione in base ai suoi spostamenti, formando delle piccole onde nel tessuto. I suoi capelli erano così lunghi, bruni, lisci. Svolazzavano di qua e di là in piroette incantevoli. Era così spensierata, la mente completamente abbandonata alle note delle canzoni, il corpo si muoveva da solo come se all’improvviso fosse indipendente dalla mente, unicamente comandato dalla musica.
Ma lei non ballava per gli altri, lei non voleva mostrarsi, lei ballava egoista. In un momento tutto suo, non c’era nessun altro, solo lei con se stessa. Lei era l’idea, la perfezione, l’estasi, il famoso contatto con l’infinità. Non criticava, non giudicava, non conosceva la cattiveria. E io la guardavo e mi sentivo felice, quella giovane ragazza mi ha ricaricato le energie, la volontà, la vita. Allora  suonavo per lei, solo per lei. Per vedere quel piccolo angelo ballare e ballare e ballare. Tutti dovevano vederla, tutti dovevano sentirsi bene. Pochi però furono in grado di percepire tutto ciò che ho descritto.
A volte la mente umana si blocca su cose cosi infime e materiali, non riesce a vedere di più. Troppi ritengono che sia strano e stupido abbandonarsi alla spiritualità anche solo per un attimo: Come possono credere di poter essere felici così?

Poi all’improvviso successe. All’improvviso fu come se avesse sentito i miei pensieri, non mi meravigliarei di più se scoprissi di aver ragione. Mi ha capito e mi ha guardato, dritto negli occhi. Questione di secondi ed é tornata in questo mondo e ho capito che il mondo non era il suo posto. Non ho mai visto degli occhi così grandi, cosi potenti, cosi.. Eppure c’era qualcosa. Ha sofferto, soffriva. Voleva tornare al più presto nel suo oceano musicale sconfinato, ha così paura degli uomini, delle persone.
Ho desiderato ardentemente tornasse di nuovo felice e con mio grande conforto staccò gli occhi dai miei e finalmente tornò a perdersi nell’infinito.

– A.

BE YOURSELF

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Sii te stesso/a. Forse è inutile dirlo perché per me è una cosa scontata, ma non per tutti è così. C’è chi ama nascondersi dietro alle maschere, c’è chi si sente costretto a farlo in un particolare momento della sua vita e poi non riesce più a tornare indietro, c’è chi lo fa da sempre senza nemmeno accorgersene. Penso sia fondamentale essere se stessi, per questo ho sempre evitato le maschere, che senso hanno? Certo, come tutti ho i miei momenti, ma quando ho paura di ferire qualcuno o di essere ferita preferisco isolarmi e non rendere partecipi gli altri del mio stato d’animo. E’ scontato che non posso sempre isolarmi, che questo mio stato d’animo non può durare troppo e che prima o poi dovrò uscire dal mio nascondiglio, quindi ci rimango quel tanto da mettere in ordine tutti i pensieri. In fondo tutti abbiamo bisogno di meditare, ma non possiamo mica farlo per mesi… A tutto c’è un limite e non credo si possa star bene osservando un’altra persona allo specchio, non può durare per sempre questa maschera, a un certo punto tutto viene meno; forse è meglio non spingersi fino a quel punto, no?

– M.